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November 08 Dove vanno le iguane quando piove
Caleidoscopio. Sapete cosa succede quando guardate dentro uno di quei cilindri di cartone o di metallo con dentro tanti pezzi di vetro colorati? Agendo sul meccanismo di rotazione del cilindro, modificate la disposizione di quei pezzi di vetro e appare ai vostri occhi un’immagine di volta in volta diversa e scintillante. E’ questa l’impressione che ho ricevuto leggendo il sorprendente primo romanzo di una giovane scrittrice esordiente “DOVE VANNO LE IGUANE QUANDO PIOVE” di Antiniska Pozzi (Cabila Edizioni) Al centro del romanzo stanno due storie di donne, che vivono a Milano : Olivia e Dora.
La prima tornando un giorno a casa trova nel suo appartamento il cadavere di uno sconosciuto. Non presenta segni di violenza . Sembra semplicemente un uomo addormentato. Olivia si fa delle domande e cerca di darsi delle risposte : “Uno che dorme: sul pavimento di casa mia? Ma come è entrato? Hai lasciato la porta Non è un morto di mia “competenza”, pensa Olivia, forse “appartiene” a qualcuno dei vicini. Dora, la seconda protagonista del romanzo, è una precaria di
trent’anni, che vive con un fratello che consegna le pizze a domicilio
e che odia il genere umano. “[..] ormai non riesce a tenere il culo sulla stessa sedia per più di tre mesi senza sentirsi lì, su uno degli avamposti della Fortezza Bastiani. Si sente che la stanno fregando perchè non arriverà nessun Tartaro, nessuno, e allora lei non ci resta alle dipendenze di quell’idiota del signor Bellasi, che non sa neanche cos’è, lui, la Fortezza Bastiani.” Fosse un verbo, Dora sarebbe un condizionale . Vorrebbe scrivere un libro “come la metà degli abitanti del pianeta terra”, ma in cuor suo spera “che gli arrivi a casa uno di questi giorni già pubblicato e anche impacchettato con i compliementi dell’editore” Dora desidera continuamente fare qualcosa che non ha il coraggio di
fare. Tipo non ripresentarsi in ufficio dopo la pausa pranzo, lasciando
sulla sua scrivania, a mo’ di ultimo messaggio per il suo deprimente
capo ufficio un bel disegno “con un gran bel dito medio alzato che
svetta su una mano chiusa a pugno.” “Pronto ? Buon giorno, signor Bellasi, mi dica. Sì d’accordo, lo faccio subito. A dopo”. E sì che tra i suoi sogni di donna un po’ Fantozzi, un po’ Malussene c’è anche questo, che confida al fratello : Ma la stralunata Olivia e la velleitaria Dora non sono che le prime attrici del romanzo. Perchè, come ho detto sopra, il libro è un caleidoscopio. Non solo ci sono infinite variazioni di registro, ma appaiono sempre nuove figure, descritte in maniera incisiva e vivacissima. Come l’antropologo Victor Luiz Pereira, vicino di casa di Olivia, che fuma cinquantanove sigarette al giorno, la cui casa sembra “un tempio in rovina” con le cataste di libri che oscillano dappertutto, pronte a sgretolarsi al primo tocco. “Victor Luiz Pereira ha i capelli bianchi e gli occhi verdi. E’ l’uomo più vanitoso della città [...] Oppure come Arda Cavallini, la “grassa locandiera” del Caimano Triste, il caffè frequentato da Victor. “…Una donna d’altri tempi, sebbene non sia chiaro quali. Ha polpacci che sembrano lì lì per esplodere, trattenuti dalle calze a rete grossa, rigorosamente bianche, come la camicetta con le maniche a sbuffo, che la fa sembrare una Biancaneve grassa, espansa, dalla consistenza della pasta del pane.[..] Cammina instancabile su e giù per la cucina, ancheggiando pericolosamente come solo certe femmine sanno fare[...] E’ una donna con molte attrattive: le mani corte sempre infarinate e imburrate, il grembiule strizzato sul seno sconfinato e quel nome quel nome …Arda. Una sirena erotica, un nome grasso, rotondo, da affondarci dentro la testa”. Ma ci sono anche una centenaria dai poteri paranormali, tre fratelli malavitosi, un decoratore cileno che nasconde un segreto nella vasca da bagno…
“Dove vanno le iguane quando piove” è un romanzo, colorato, rumoroso, imprevedibile, molto “cinematografico”. Una lettura diversa dalle solite, ma anche, grazie ai suoi continui cambi di registro e al linguaggio, una piccola lezione di stile. July 06 "Ho 30 trent’anni soltanto.E come i gatti ho nove volte per morire." La storia di Sylvia Plath
Le loro vite si intrecciarono circa cinquant’anni fa. Si sposarono ed ebbero due figli. La loro storia è talmente complessa da rendere necesssario svilupparla in più di un post per avere il modo di dare voce a tutti i protagonisti: lui. lei, l’altra (morta suicida a sua volta). Cominciamo da Sylvia.
SYLVIA Sylvia Plath nasce il 27 ottobre del 1932 a Jamaica Plain, un sobborgo di Boston.
Dopo due anni e mezzo nell’aprile del 1935 nasce il fratello di Sylvia, Warren Joseph. Poco tempo dopo la nascita del secondo figlio, Otto Plath si ammala di diabete mellito, ma rifiuta di sottoporsi a cure mediche, fino a quando nel 1940, è costretto a farsi amputare una gamba. Poco dopo muore per embolia polmonare. Sylvia dirà che la morte del padre segna la fine della sua infanzia e di ogni felicità. Sylvia, sotto gli occhi della madre ,
alla quale è legatissima, dimostra subito, sin dai primi anni della sua
adolescenza il suo talento di poetessa.
Tre anni dopo vince una borsa di studio ed un soggiorno di un mese a New York come redattore inviato (guest editor) della rivista femminile “Mademoiselle” Tornata a Boston dalla madre, partecipa agli esami di ammissione ad un corso di scrittura, ma non viene scelta. Per la delusione entra in uno stato depressivo che preoccupa molto la madre, che la porta da uno psichiatra che le prescrive un ciclo di elettroshock, che le vengono praticati senza anestesia.
La terapia non funziona . Sylvia, un giorno, rimasta sola a casa, scende in cantina con un flacone di 5o pillole e dell’acqua. Rimane lì per tre giorni, finchè non la ritrovano i familiari, che l’hanno cercata dappertutto, senza sospettare che si trovasse a pochi metri di distanza. Ha vomitato tutto, non morirà, ma rimarrà legata a questa esperienza di iniziazione alla morte. Tornata a studiare e laureatasi, si trasferisce in Inghilterra, a Cambridge, dove ha vinto una borsa di studio.
Il sogno di un sodalizio amoroso e letterario. Le sembra possibile coltivare insieme il suo amore per la poesia e quello per Ted. Anzi le sembra che un amore possa alimentare l’altro. Nel 1957 le viene offerto , a soli 25 anni, un incarico di insegnamento negli Stati Uniti, così rientra a Boston con Ted. Dimostra subito un enorme talento didattico, ma l’impegno per la preparazione delle lezioni le sottrae l’energia necessaria a comporre le sue poesie. Con il totale appoggio del marito e nell’incredulità di amici e conoscenti, rinuncia all’incarico per l’anno successivo e rimette la poesia in testa all’elenco delle sue priorità. Nel 1960 con Poem for a Birhday , sette poesie scritte all’avvicinarsi dei suoi 27 anni, ritorna sui tre giorni trascorsi nella cantina e sull’esperienza della malattia.
Voleva morire, ma è stata salvata ed è risorta.
Ted e Sylvia tornano in Inghilterra dove nasce la prima figlia: Frieda Rebecca. Ma i demoni tornano a visitare Sylvia.
Il marito commenterà anni dopo la sua fragilità:
Nel 1962, dopo un aborto avvenuto
l’anno prima, mette alla luce il suo secondogenito, Nicholas Farrar (
anche lui morto per suicidio pochi mesi fa). Più vecchia di Sylvia e di Ted (è del 1927) Assia, berlinese ha sposato il poeta canadese David Wevill e con lui si è appena trasferita a Londra dove Assia lavora per un’industria pubblicitaria. Il caso vuole che Assia e David affittino l’appartamento degli Hughes, in procinto di trasferirsi in campagna . I due vengono invitati dagli Hughes per un fine un fine settimana nel Devon.
Sylvia scopre subito la relazione. Ecco un brano della poesia ‘Parole sentite, per caso, al telefono’, che descrive il momento dell’amara scoperta ( Assia telefona per parlare con Ted, ma alla risposta di Sylvia, simula una voce maschile così goffamente da farsi scoprire)
Il grigio inverno inglese aggiunge depressione al dolore per il tradimento del marito. Nel diario scrive:
Uno stato di grazia che ancora una volta per lei rappresenta una specie di ritorno alla via. Scrive ad un’amica: Roba incredibile, era come se la vita da casalinga mi avesse soffocata. Sentivo come un tappo in gola. Ora che la mia vita domestica è nel caos, faccio vita spartana, scrivo con addosso la febbre alta e tiro fuori cose che avevo chiuse dentro da anni, mi sento sbalordita e molto fortunata”. Rivedendola a distanza di tempo dalla separazione, Ted è colpito dalla sua disperata lucidità. Leggendo le sue ultime poesie trova conferma di questa impressione. Scrive: ” Sylvia è il poeta sciamano .In poesia penetra fino a profondità riservate in passato ai sacerdoti dell’estasi, agli sciamani, ai santoni”. Le ultime poesie hanno toni funesti. La morte compare continuamente come un appuntamento difficilmente eludibile, come un richiamo al quale è impossibile sottrarsi.
Su me si china una donna Nel 1963 decide di tornare a Londra, non ce la fa più a tollerare l’isolamento in campagna. E’ l’ultima stagione creativa: Pubblica, con lo pseudonimo di Victoria Luca “The Bell Jar” (La campana di vetro).
E’ la storia, scopertamente autobiografica, di Esther, diciannovenne di provincia, che si avventura in una grande città dopo aver vinto un soggiorno offerto da una rivista di moda. Intorno a lei , come una campana di vetro, una specie di involucro soffocante che le toglie l’aria e soffoca ogni sua capacità di reazione l’America spietata degli anni 50 , ipocrita, maccartista e ottusamente benpensante , che la fa sentire “come un cavallo da corsa in un mondo senza piste”. L’uscita del romanzo sembra l’avvio di una nuova rinascita: “Vivere separata da Ted è meraviglioso, non sono più nella sua ombra ed è fantastico essere apprezzata per me stessa e sapere quello che voglio. Magari chiederò anche in prestito un tavolo per il mio appartamento all’amica di Ted… I miei bambini e scrivere sono la mia vita, e che loro si godano pure le loro storie d’amore e i loro party, pfui!” Prende molti antidepressivi e continua a perdere peso, con grande preoccupazione del suo medico, dottor Horder.
Fa progetti di vita e di lavoro : “Adesso i bambini hanno più che mai bisogno di me e per i prossimi due o tre anni andrò avanti a scrivere la mattina, a passare con loro il pomeriggio e vedere amici o studiare e leggere di sera”. Un mattino si alza all’alba, come al solito, porta la colazione (pane e latte) nella stanza dei figli, spalanca la finestra della loro camera e sigilla le fessure della porta con nastro adesivo ed un asciugamano. Poi va in cucina, sigilla meticolosamente tutte le fessure, poi infila la testa nel forno e accende il gas. Un solo un breve messaggio “Per favore, chiamate il signor Horder”.
June 13 Che incubo 'sto colonnello! La Libia adesso siamo noi ? Fini ci riscatta, ma Silvio è sempre pron(t)o a ...rimediare.
E’ vero, molti decenni fa, il nostro paese si è comportato malissimo con il suo. E lui è venuto in Italia per rinfacciarcelo. Il fatto che si sia presentato con una foto di un martire della resistenza libica non mi ha turbato. Ma il resto? Per tre giorni il colonnello è stato ricevuto dappertutto, accolto come un re e ossequiato da tutti. In ogni occasione si è presentato in ritardo di almeno un’ora , pare per la necessità di presentarsi con un’abito diverso- o dovremmo dire costume?- ad ogni “recita”. Ha parlato in ogni occasione, ascoltato come un oracolo, anche quando diceva corbellerie grandi quanto una casa. Tutti intorno a lui sembravano preoccupati di assecondarlo. Interessi economici enormi ( si è parlato di commesse in Libia per le imprese italiane per l’ammontare di 20 miliardi) l’accordo sui respingimenti : troppi interessi in gioco per potersi permettere di scontentare il colonnello. Hai visto mai che si offende e se ne va sbattendo la porta? Abbiamo così assistito ad un vero contrappasso. Fummo potenza coloniale e trattammo i libici come sottoposti. Adesso arriva questo e tratta noi come gli italiani hanno trattato i libici.
Poi ieri sera l’apoteosi della maleducazione. Il colonnello è atteso alla Camera alle 17, ma alle 19 non solo non è arrivato, ma non ha avvertito del suo ritardo. Come se fossero tutti a sua disposizione. Sul ritardo ha poi dato versioni contrastanti: stavo male, stavo pregando. Tutte cavolate. Poco dopo la “buca” data a Fini, il colonnello si è tolto lo sfizio di fare una passeggiata nel centro di Roma, seguito dal codazzo delle sue amazzoni e degli agenti dei servizi segreti libici. Insomma ha fatto bene Fini a “rinunciare” all’onore di incontrarlo. Un’ultima annotazione per il premier e i giornali che lo fiancheggiano: cosa avreste detto se le cose dette da Gheddafi ( “gli Usa come Bin Laden”) le avesse dette al Parlamento un qualsiasi leader politico italiano?
Le stesse cose le dice Gheddafi e che succede? Si minimizza, in nome della ragion di stato. E’ proprio vero: ormai la Libia siamo noi. Meno male che Gianfranco c’è , tocca dire. Almeno lui è riuscito, unico tra tutti i maggiorenti di questa penosa Repubblica, a lanciare un segnale diverso , a dare una risposta dignitosa. Nella tarda serata, in compenso, per riequilibrare il comportamento di Fini, il nostro Premier è corso a Villa Pamphili e si è infilato per mezz’ora buona sotto la tenda. Non si sa mai… June 09 Franceschini & C: la fabbrica del masochismo di sinistra. Voti dispersi e capricci.
Tra radicali e sinistra antagonista c’è stato in queste elezioni un 9% circa di voti andati dispersi. Quando parlo di voti dispersi parlo di voti che non si traducono in rappresentanza. E questo è un dato incontrovertibile, oggettivo. Ma il problema dei voti dispersi, va detto chiaramente, NON E’ DEGLI ELETTORI CHE HANNO RITENUTO DI DARE QUEI VOTI. Considero francamente oscena l’indicazione del VOTO Utile, da qualsiasi parte provenga. Gli elettori votano scegliendo chi rappresenta meglio le loro ansie di cambiamento ( o di conservazione). Punto. Sta poi ai leader politici trovare mediazioni politiche accettabili per creare un fronte comune. Ho seguito le vicende che hanno preceduto il voto ed ho trovato sbagliato il rifiuto di Franceschini di imbarcare i radicali, ma addirittura grottesca l’incapacità di trovare un accordo di cartello di Vendola e Ferrero. Puro masochismo. Cioè, in politica, come in ogni altra attività della vita, una cosa che non fa per me.
P.S. Sommando al 26% del Pd l’8% di Di Pietro e il 6% di Casini arriviamo al 40% abbondante. Se a questo 40% aggiungiamo il 9% dei voti dispersi ( cioè non abilitati ad esprimere rappresentanza) arriviamo al 49%. A destra sommiamo il 35% di Berlusconi e il 10% di Bossi e arriviamo al 45%. Se includessimo i voti di centro dispersi ( il 2% circa di Lombardo, Storace, Pensionati), arriveremmo al massimo al 47 %. Cosa vuol dire questo? Mentre la destra ammonta al 47%, ma pesa il 45%. Insomma è vero quello che dice Franceschini che la destra è minoranza nel Paese. Va però detto a Franceschini e alle sinistre che fintantochè continueranno a dividersi non andranno da nessuna parte. Senza contare che prima o poi potrebbero perdere anche l’Udc e allora la partita sarebbe chiusa per molti anni. June 08 Si sgonfia la bolla di Silvio, ma il dramma è la sinistra che butta al vento i suoi voti
Tre le considerazioni a posteriori. Primo: quei sondaggi che issavano l'ottimismo del Premier Secondo : sembra che la politica del "disuniti nella lotta" abbia fatto il suo tempo. Segue In Articolo 21- GIULIA CUSUMANO La bolla di Silvio e i baffi di Ignazio May 24 Meno male che Papi c'è ( la crisi travolge Papilandia)In una settimana tutti, ma proprio tutti, Marcegaglia , Epifani, Tremonti e moltissimi altri ci spiegano che la crisi è drammatica e che il PIL scenderà del 5%. Il 23 maggio però leggiamo questa "agenzia" Adnkronos ”Sono tentato di andare in aula a riferire, ma ci devo riflettere”. Era ora, abbiamo subito pensato leggendo la prima riga di questa notizia. Che però così prosegue:
—— E’ bello vivere la peggiore crisi economica della storia con un uomo così al governo. E’ bello pensare che ci pensa Papi. TESTO ESTESO NEL SITO VINCENZO CUSUMANO May 16 Bukowski, una vita maleducata.
Henry Charles Bukowski, detto Hank, avrebbe apprezzato molto, se l’avesse conosciuta, questa canzone di Vasco Rossi. Nato il 16 agosto 1920 ad Andernach in Germania, Bukowski è stato sicuramente il più “spericolato” e “maleducato” scrittore del Novecento. Figlio di un ex artigliere delle truppe americane, Charles non saprà mai parlare una parola di tedesco, perchè lascia la Germania a tre anni, quando la sua famiglia si trasferisce a Los Angeles (visiterà la sua città natale a pochi anni dalla morte, stupendosi costantemente del fatto di essere diventato una star nel suo paese natale). Ha solo 3 anni quando la famiglia si trasferisce a Los Angeles, negli Stati Uniti.
E’ un ragazzo chiuso e confuso, in continuo conflitto con il padre. E’ complessato ed infelice per il suo aspetto. Da piccolo lo deridono per il suo accento vagamente teutonico, da adolescente per il corpaccione sgraziato e la faccia butterata. Passa i primi anni di vita sulla difensiva. E sulla difensiva resterà fin quasi alla fine. A tredici anni inizia a bere e a frequentare teppisti. Nel 1938, preso il diploma, lascia la famiglia e inizia un lunghissiomo periodo di vagabondaggi, lavori saltuari, alcolismo. Lavapiatti, posteggiatore, facchino.
Dorme quando può e dove può, fa a botte ad ogni occasione ( prendendole spesso: “Ero un buon pugile, ma con mani troppo piccole”dirà poi), finisce spesso in gattabuia per rissa o schiamazzi notturni. Insomma una vita che più maleducata non si può. Ma scrive. In ogni occasione, in ogni posto, a qualsiasi ora del giorno e della notte, ma soprattutto la notte, continua a scrivere. I suoi racconti e le sue poesie cominciano ad apparire sempre più spesso nelle riviste underground. Scrive sempre, ed ossessivamente, della cosa che conosce di più: se stesso ( ” Agli scrittori piace solo la puzza dei propri stronzi”). La sua condizione di emarginato lo ispira: «Solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita, i ricchi possono solo tirare a indovinare.»
Gli scontri con gli uomini, gli incontri con le donne, il vino, la birra, le corse dei cavalli, la sua scassata Wolkswagen(«Prendete pure la mia donna, ma non toccatemi l’auto»), i vicini di casa, i risvegli con la testa che scoppia e lo stomaco in subbuglio, le scenate, i rari momenti di languore romantico, la irresistibile voglia di provocare ed offendere, che poi imprevedibilmente lascia il posto a gentilezza e sensibilità ( come se in lui abitassero, a seconda della quantita- e qualità- dell’alcol ingurgitato, diverse personalità). Tutto questo entra di forza nelle pagine di Bukowski e lo rende uno scrittore inimitabile. Il sesso è raccontato in maniera cruda, meccanica, a volte comica:” Il sesso è tragicomico. Ne scrivo come di una risata sul palcoscenico, come di un intermezzo tra un atto e l’altro” Nessuno ha la sua totale e sgradevole sincerità, nessuno si spoglia, si denigra, si commisera e si irride come lui. Nessuno come lui odia la retorica: “ Se mai dovessi parlare d’amore o di stelle, uccidetemi“ Nessuno più di lui disprezza i suoi simili: “Gli uomini per me sono come sassolini bianchi; anzi no, ripensandoci, i sassolini bianchi non sono poi così male” Insomma un grande scrittore che è anche un grandissimo personaggio La scrittura è veloce, quasi sincopata, semplice, ma, pur nella semplicità, sempre feroce e corrosiva. Più le sue condizioni di vita sono squallide eprecarie, più si sente ispirato : “Solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita, i ricchi possono solo tirare ad indovinare” Assunto dal Postal Office di Los Angeles, Bukowski attraversa gli anni ‘50 e ‘60 continuando ad essere uno scrittore semiclandestino. E’ un autore di culto, come diremmo oggi, ma per pochissimi. Poi, un giorno, quando è già un uomo maturo, una collezione dei suoi pezzi più trasgressivi e velenosi esce in volume. Il libro si intitola “Taccuino di un vecchio sporcaccione” ed ha un discreto successo. Prende coraggio e lascia l’ufficio postale. Ha quarantanove anni ( anche se ne dimostra molti di più) , ma, anche se il suo corpo è devastato da una vita disordinata e dispendiosa come poche, ha sempre più voglia di scrivere e di raccontarsi. E più l’uomo Bukowski è distrutto e rovinato, più i suoi racconti acquistano forza e freschezza. Ha la fortuna di incontrare a quel punto un uomo che crede moltissimo in lui e nella sua possibilità di diventare uno scrittore di successo. L’uomo è John Martin. Manager di professione e appassionato di letteratura per vocazione, Martin gli offre un assegno periodico quale anticipo sui diritti d’autore e si impegna a promuovere e a commercializzare le sue opere. Il sodalizio ha un enorme successo. All’inizio soprattutto in Europa, successivamente anche in America. Inizia il periodo dei reading poetici, vissuti da Bukowski come un incubo e raccontati magnificamente in molti racconti : “Viaggiare è una seccatura: di problemi ce nono sempre a sufficienza già dove sei” Proprio durante una di queste letture, nel 1976, Bukowski conosce Linda Lee, che riesce nell’impresa di cambiargli regime alimentare e ridurgli l’alcol.
Ormai Bukowski può permettersi una villa con piscina, una Bmw al posto della Wolkswagen, vino bianco di prima qualità e ristoranti di lusso. Gli ultimi anni sono vissuti in grande serenità e agiatezza. Ma la vena creativa non viene meno. Continua a scrivere e a pubblicare fino alla fine.
Alla morte è dedicato uno dei suoi scritti: “Ti ho dato tante di quelle occasioni che avresti dovuto portarmi via parecchio tempo fa. Vorrei essere sepolto vicino all’ippodromo… per sentire la volata sulla dirittura d’arrivo”. May 15 Fare carriera nel paese delle veline e dei raccomandati ( dove vai se un Papi non ce l'hai)
Un giovane di 28 anni, dopo studi molto brillanti, partecipa a vari concorsi come ricercatore. Arriva sempre alle spalle dei vincitori, meno qualificati di lui, ma puntualmente figli o nipoti di professori universitari. Scrive a due università straniere di alto livello. Lo chiamano per un colloquio: entrambe gli propongono un contratto molto interessante. Sceglie l'università di Losanna perchè è la più vicina a casa ( da una lettera a Repubblica delle scorse settimane). Una giovane di diciotto anni, senza arte nè parte, priva di qualsiasi prepararazione o talento, diventa famosa nel giro di 24 ore.Tutti i giornali la cercano e lei, quantomeno all’inizio, è felice di raccontarsi.Ha una visione rosea del suo futuro.Forse farà la velina. Forse si occuperà di politica.Sarà Papi a decidere.Non avrà mai bisogno di lasciare l'Italia. Testo più esteso in Vincenzo Cusumano May 13 Lacrime e cerone
DAL SITO VINCENZO CUSUMANO Ballarò ci ha mostrato ieri sera un Berlusconi d’annata. E’ il marzo del 1997 è appena arrivata la notizia dello speronamento di una carretta del mare albanese da parte di una unità della marina Italiana. Sono morte 120 persone. Silvio, leader dell’opposizione( e ancora pelato!) piange in favore di telcamere. Freme di indignazione per la durezza del governo. Nei giorni successivi Prodi ed il ministro della difesa Andreatta spiegano che “respingere i clandestini è necessario e legittimo”. Oggi chi spiega che respingere i clandestini è necessario e legittimo è Berlusconi, il quale appoggia fino in fondo il Ministro dell’interno Maroni, quello che ha detto che con i clandestini il governo deve essere “più cattivo”. Dove sono finite le lacrime del premier adesso? Continua nel SITO VINCENZO CUSUMANO May 10 La nuova moda di sbiancarsi il sedere; esilarante pezzo della Litizzetto stasera
Sembra che alla nascita, ognuno di noi, sia provvisto di un sedere rosa confetto. Con gli anni, a detta dei dermatologi americani che hanno brevettato il metodo, questa parte del corpo tende a scurirsi ( chissa perchè…) datando così il suo possessore. In pratica un individuo giovane si differenzia da uno maturo, non solo per la tonicità della pelle del viso, ma anche per la colorazione del suo popò. In America il ricorso a questa tecnica è diventato un must, una sorta di segno di distinzione. Dopo il trattamento, assicura la Littizzetto, vi troverete ad avere al posto del buco del c… un bucaneve. May 08 Scontro Bonino- Ghedini in tv: "La smetta di ghignare" gli urla Emma; "Questa faccia ho! Guardi la sua"risponde l'avvocato.(Delude Anno Zero: troppe chiacchiere di portineria; grande Emma Bonino, bravissima la Guerritore).
Deludente la trasmissione di Anno Zero di ieri sera che avevamo previsto come esplosiva . Capita anche ai grandi del giornalismo come Santoro. Hai in mano materiale esplosivo, ma la miccia è corta e ti esplode tutto in mano, il nemico invece non si fa nulla e ha pure modo di fare la vittima. Per tutta la puntata a più riprese ci si accanisce a raccogliere chiacchiere di portineria e a fare illazione sui perchè e i percome dei misteriosi rapporti tra Elio Letizia, padre di Noemi, modesto impiegato dello stato e Silvio Berlusconi, l’Imperatore ( come lo chiama la moglie Veronica) del nostro sfortunato Paese. Troppa la distanza sociale tra i due, troppe le reticenze dell’interessato sul tema ( come se fosse stato ammaestrato a dire senza dire). Insomma i sospetti su questo curioso rapporto sono legittimi. Ma al di là di questi sospetti, come ha dimostrato al puntata di ieri sera, non c’è nulla. Il che dà favorevole terreno dialettico al bravissimo- e sgradevolissimo – avvocato Ghedini ( ma è uno scandalo anche fare eleggere in Parlamento i propri avvocati, quando questi continauno ad esercitare il loro mestiere in tutte le sedi a favore del proprio assistito, ma siamo il apese in cui i conflitti di interesse sono la regola, non l’eccezione). Qual’è la tesi che fa passare Ghedini? Che Berlusconi è un vero democratico, che ama stare con tutti, farsi fotografare con tutti, abbracciare tutti, e che la sinistra che lo attacca per questo in realtà è acida, spocchios a e snob ( amagari anche invidiosa del suo successo e della sua popolarità). La trasmissione andava centrata su un altro registro, che era quello sul quale l’aveva impostata all’inizio Marco Travaglio. Il quale nei suoi cinque minuti d’apertura ha fatto notare che le notizie sulle candidature delle veline le avevano date per primi e con maggior risalto proprio i giornali di destra ( LIbero e il Giornale) e che le prime riserve forti e severe sull’operazione le aveva espresse FAREFUTURO, la rivista on line di destra legata a Gianfranco Fini. Quello a mio avviso era il tasto da battere. Un presidente del consiglio viene raccontato in un certo modo dai suoi stessi giornali, rampognato in pubblico dalla sua stessa moglie e, per riflesso pavloviano, cosa riesce a dire? Che è un complotto della sinistra. Ridicolo e patetico, come giustamente ha detto qualcuno. E questo mentre il Paese ha i suoi problemi che tutti conosciamo, ma dei quali nessuno parla più. Occasione persa da Santoro quella di enfatizzare di più questo aspetto della vicenda. Di tutta la trasmissione salvo però tre cose: oltre l’esordio di Travaglio, la straordinaria perfomance di Monica Guerritore che ha letto le dichiarazioni di Veronica Lario e gli interventi di Emma Bonino, che ha ben documentato con parole vibranti di altissima indignazione, il comportamento irriguardoso del premier verso le donne che dice di amare e la sua tendenza a fare il giullare nei consessi internazionali, con grande perdita di immagine del paese che rappresenta. La palma del più villano e arrogante spetta a Ghedini, che però ha avuto buon gioco a sfruttare le debolezze di impianto della trasmissione e ha avuto ripetuti scontri con la Bonino (" La smetta di ghignare" gli urla Emma; "Questa faccia ho, mica posso cambiarla! Guardi la sua" risponde lui come un bambino maleducato)
May 03 Bocca di Rosa nè l'uno nè l'altro, lei lo faceva per passione ( cresce il numero di quelli che vanno pazzi di Silvio)
Dice che è un complotto della sinistra, un’invenzione di chi vuole screditarlo. Quale complotto? Quale invenzione? Come ho scritto, quei preparativi di candidature erano reali, l’intenzione di mettere in lista delle ragazze di bell’aspetto prive di competenza politica era palese, gli stessi giornali che fiancheggiano il premier avevano riportato quelle indiscrezioni con le stesse identiche parole usate da altri organi di informazione terzi o addirittura berlusconiani. Ma è bastato che Silvio, contro ogni evidenza, spudoratamente, negasse quei preparativi, perchè tutti i giornalisti cammellati al suo seguito gli andassero dietro. E i cittadini? Alcuni, giustamente, si avviliscono e si indignano. Ma gli altri? Alcuni sono completamente indifferenti: pensano che Berlusconi sia un gran dritto e che fa bene a fare quello che fa; anche loro, se potessero, userebbero il potere per avere altro potere, altre donne e altre ricchezze. Altri, invece, hanno sviluppato nei confronti di Silvio, una sorta di dipendenza di tipo fideistico. Pensano a lui come al Salvatore. Qualsiasi cosa dica, anche contro ogni evidenza, sono disposti a credergli senza esitazione. Questi individui ( come chiamarli? adepti di una nuova fede? abbindolati? allocchi?) sono un po’ come Bocca di Rosa: per loro Berlusconi ( che altri scelgono per noia o indifferenza e altri per professione) è un’autentica passione
Un po’ li invidio questi concittadini Bocca di Rosa. Come invidio tutti quelli che hanno una fede. Come invidio tutti quelli che credono in qualcosa che non c’è. May 02 C'eravamo tanto odiati : tra Guzzanti e Travaglio poco tempo fa una sfida a duello, adesso scoppia la pace?
Ieri sera a Tetris si parla di veline, attricette e troniste balazate agli onori della cronaca come possibili candidate alle elezioni europee. Momento curioso della trasmissione i continui sbaciucchiamenti ( scusate il termine, ma non me ne viene uno migliore ) tra Marco Travaglio e Paolo Guzzanti. Travaglio,ai tempi della Commissione Mitrokhin, aveva attaccato periodicamente Guzzanti, dandogli, a seconda dell’umore della giornata o degli eventi, del mentecatto visionario o del peracottaro. Guzzanti da parte sua aveva risposto prima sfidando Travaglio ad un duello televisivo ( unica condizione : la parità dei tempi a disposizione e un arbitro imparziale) poi chiamandolo, per essersi sotratto alla tenzone, Marconiglio o Coniglio Mannaro. Ieri sera niente di tutto questo. Tra i due è scoppiata la pace? Non credo proprio. Gli insulti precedenti erano stati pesantissimi, difficile credere che i due si siano davvero riconciliati. La verità molto più banalmente è un’altra. Da quando Guzzanti si è “rinsavito”, accorgendosi, ahimè per lui molto tardi, delle caratteristiche umane e politiche del Sire di Arcore, le sue critiche, da ex berlusconiano, a Berlusconi risultano particolarmente credibili e quindi utili. Insomma, mutatis mutandis, forse gli accadrà quello che accadde a Montanelli negli ultimi anni della sua vita: considerato praticamente un fascista per i primi quarant’anni della sua carriera, finì per assurgere al ruolo di icona della sinistra ( con applausi a scena aperta ai Festival dell’Unità) non appena cominciò a prendere le distanza da Berlusconi, per quasi 15 anni suo amico ed editore. Perchè, ormai la politica italiana si è ridotta a questo: sostenitori di Berlusconi, avversari di Berlusconi. Lui, cioè Berlusconi, ovviamente se la ride. Mediocre statista, ma genio della comunicazione, ci costringe sempre a parlare di lui ( grazie anche ad una folta schiera di giornalisti ascari pronti a dargli ragione e approfittando di una amplissima folla di allocchi pronti a credere in lui come all'Uomo della Provvidenza) April 30 "Carfagna? Un grazioso automa che risponde ai comandi. "
“Lasciamo stare l’aspetto pecoreccio, ma siamo in presenza di un capo di governo che è circondato da pettegolezzi a sfondo sessuale. E questo è un danno per il Paese. Non faccio processi sommari, ma Berlusconi ha fatto della sua sessualità un evento politico e su questo, dicono anche alcuni del suo partito, prima o poi potrebbe inciampare”. In che senso? “Una persona con le sue responsabilità che si trova continuamente in situazioni del genere potrebbe diventare ricattabile” Berlusconi e le donne, lui dice di amarle.. “Berlusconi in realtà odia le donne. Quando ero nel partito assistevo a questo disgustoso spettacolo del premier che intratteneva le parlamentari con battute da ragazzino di terza media. Circondato dalle risatine delle deputate più giovani…” Veronica Lario si è esposta pubblicamente come nel 2007, e sempre per una questione di donne giovani e belle. “Veronica non ne può più ma sembra inchiodata dalla responsabilità e dai figli. Se parla però è perché è persona informata dei fatti.. ” I sondaggi, però, danno Berlusconi in ascesa… “Si sa che certi atteggiamenti all’italiano piacciono, anche il Duce passava per essere un gran donnaiolo e mi sa che il 90% del popolo italiano troverà questa storia divertente”. Il premier rivendica la sua modernità nel fare politica. Volto nuovi e addio a vecchie liturgie. “Basta vedere il congresso del Pdl. La prima fila era composta da ragazzi e ragazze carini e tutti uguali. Si tratta di una scelta quasi antropologica che però c’entra poco con la modernità della politica. Presente il modello Carfagna? Ecco, un grazioso automa che risponde ai comandi. Riuscendo, va detto, persino a definire Proust “importante”…April 28 Fantasia al potere? Si, ma sessuale.. ( Berlusconi e il Partito della Gnocca) Da letteronze a eurodeputate?
Dai divani del Grande fratello agli scranni di Strasburgo? Dai teatri di posa delle soap al teatrino della politica? Questo è il percorso che si profila per un gruppo di giovani donne di bella presenza. Grazie alla “fantasia al potere” ( ma sarebbe meglio dire “potere alle fantasie” , sessuali ovviamente) del nostro premier. Ma a destra non tutti sono d’accordo.
Ed ecco la critica contro il rinnovamento chiesto in persona da Berlusconi:
Dura anche la critica contro l’uso delle donne che per la fondazione di Fini
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